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Cenni storici sul tabacco e la sua coltivazione nella valle

Il Tabacco (Nicotiana tabacum) è originario della zona tropicale dell’America, ma vi sono specie che provengono anche dalle isole del Pacifico meridionale e dall’Australia. Le prime notizie sul Tabacco risalgono al 1507, quando furono portate in Europa alcune piante da Waldseemuller, ma deve il suo nome a Jean Nicot (1530-1600), signorotto francese che, trovandosi a Lisbona in qualità di console del re di Francia, sembra che lo introducesse alla corte del re di Portogallo e, al suo ritorno in Francia, alla regina Caterina dei Medici. E sempre dal nome di Nicot deriva il nome di Nicotina, l’alcaloide (composto chimico organico) velenoso che si trova nelle foglie del Tabacco. D’altra parte tutte le piante appartenenti alla famiglia botanica delle Solanacee, cui il Tabacco appartiene, hanno un alcaloide più o meno velenoso, o almeno irritante. Il nome di Tabacco proviene dall’isola di Tobage, da cui, sembra provenivano i primi semi. Niccolò Tornabuoni, vescovo di Sansepolcro (AR), ambasciatore del Granducato Mediceo alla corte di Francia, introdusse nel 1560 il Tabacco, che da lui ebbe il nome di “Erba Tornabuona”. A Roma fu introdotto a corte e nei salotti dal cardinale Santa Croce, da cui prese il nome di “Erba Santa Croce”. All’inizio il Tabacco fu considerato ed usato come pianta medicinale, per curare alcuni tipi di febbre. Saranno necessari alcuni secoli perché il Tabacco venga usato per fumo. Dapprima si usò soprattutto per fiuto e per fumarlo nelle pipe. Di queste ultime ne sono state trovate in antichissimi sepolcri dell’America precolombiana. Dal Tabacco nasce quel lavoro artigianale che assumerà grande importanza: quello della costruzione delle tabacchiere, per contenere il tabacco da fiuto, in polvere, e delle pipe. Le tabacchiere, piccole scatolette, costruite generalmente in materiale prezioso, finemente lavorato, intarsiato o inciso, sono particolarmente in auge nel 1700-1800. Ora hanno un enorme valore come gioielli d’antiquariato e se ne conoscono preziose collezioni. Le pipe sono state costruite con i più vari materiali, dall’avorio, all’ambra, alla giada, per non parlare delle pipe di coccio dei nostri vecchi contadini. Oggi le pipe vengono costruite per lo più in radica di scopa, assai difficile da reperire, data la lentezza di accrescimento di questa pianta. I “blocchi” di radica da cui si ricavano le pipe provengono per lo più dalla Sardegna. Se si vuole seguire la tradizione, le sigarette furono “inventate” durante la guerra di Crimea (1853-1856), quando i soldati impararono a fumare tabacco avvolto in sottili fogli di carta. A quell’epoca risale anche la tradizione che accendere tre sigarette con uno stesso fiammifero porta male al più giovane. Infatti i soldati accendevano le sigarette in più di uno, ma la luce del fiammifero, durante la notte, serviva ai “cecchini” turchi per localizzarli e, se il primo poteva cavarsela, e così il secondo; per il terzo arrivava inesorabile la fucilata. Poiché il terzo era senza dubbio il più giovane......ecco così nascere questa superstizione.

La coltivazione del tabacco è stata sempre effettuata per concessione dei potenti e solo pochi anni fa è stata liberalizzata,
Per quanto riguarda l'Italia, la più antica concessione di cui abbiamo notizia è quella che si riferisce alla Repubblica di Cospaia. Poiché credo che poche persone conoscano questa Repubblica, credo utile darne qualche cenno.
Nel 1440, Papa Eugenio IV, per rinsanguare le esauste finanze pontificie, cedette Borgo San Sepolcro alla Repubblica Fiorentina per 25.000 ducati d'oro. Nell'atto di cessione, concluso per via diplomatica, il torrente Rio, a sud dell'odierna Sansepolcro, avrebbe dovuto segnare i confini fra i due Stati. Sennonché alla presa materiale del possesso, i i fiorentini si fermarono a tale torrente, mentre i delegati pontifici si fermarono ad un altro torrente, verso Sangiustino, detto comunemente Riascolo. Fra i due torrenti, distanti tra loro circa un chilometro, si formò cosi una striscia di terra di nessuno, dove sorgeva il piccolo paese di Cospaia. Non volendo né i Fiorentini né il Papa prendere le armi per così poco, si convenne di abbandonare questa piccola zona dichiarandola neutra.
I Cospaiesi si proclamarono subito indipendenti e tali si mantennero per quasi quattro secoli, senza leggi scritte, senza capi, senza soldati e senza imposte, sorretti dalla gelosia dei due Stati limitrofi, diventando una specie di porto franco per l'esercizio del contrabbando.
Per eliminare quest'ultimo fu fatta sparire questa fastidiosa Repubblica con un atto di transazione stipulato il 25 Maggio 1826 fra il governo di Toscana e quello Pontificio. Con tale atto Cospaia fu aggregata a Città di Castello, ricavando in compenso per la perduta libertà il privilegio di coltivare il tabacco, allora proibito, nella misura di mezzo milione di piante. Ancora oggi, viaggiando lungo la Val Tiberina si può leggere un cartello turistico che indica "STATE ENTRANDO NELL'ANTICA REPUBBLICA DI COSPAIA, anche se alla gran maggioranza dei viandanti questo cartello dice ben poco.

 

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