Storia della Val di Pierle

La Val di Perle, detta anche Val del Niccone dal torrente che la attraversa, è posta ad est della Val d’Esse ed è l’area più orientale del comune di Cortona. Questa valle è anche la più ampia e la più abitata fra le vallate del cortonese. Non esistono documenti che sono in grado di precisare quando è cominciata la “vita” nella Val di Pierle, ma è stata sempre collegata alla Val d’Esse (Cortona) da una strada romana che attraversa la catena collinare che separa le due vallate e che collegava la Cassia aretina alla Flaminia in Alta Val Tiberina.

Questa passa davanti alla pieve di Montanare (risalente al 1200) dedicata a San Giovanni Battista e si inerpica sulla montagna salendo in maniera piuttosto diretta verso la sella che separa il Poggio della Croce dal Monte Maestrino. I sassi che una volta costituivano l’antica pavimentazione sono stati divelti e rotti e si trovano ogni tanto ai margini dei campi circostanti. La traccia della strada è ancora visibile, ma in alcuni punti è appena percorribile essendo stata rovinata dai mezzi meccanici moderni e dall’ ignoranza dell’uomo. Verso la sella della montagna ci sono ancora dei tratti di selciati più o meni visibili. Una volta era agevole seguire il percorso della strada, ma ora è molto difficile ritrovare i tratti di pavimentazione. La discesa si tiene sulla pendice meridionale del monte Maestrino fino sopra al castello di Pierle, ma non si arriva direttamente alla Rocca a causa di un profondo scoscendimento presente sulla destra della strada, la quale gira verso sinistra piegando verso l’antico cimitero. Attualmente non è possibile seguirla dal Monte Maestrino fino a Pierle perchè il terreno è impraticabile e il percorso è completamente invaso dalla vegetazione. Comunque la presenza di questa antica strada non è l’unica attestazione della presenza dei romani nella Valle dato che sono presenti anche delle iscrizioni e un’ urnetta cineraria a San Donnino, una stele funeraria a Pierle, resti di abitazioni e di cisterne per la raccolta dell’acqua. Non si sa tuttavia se questi “sconosciuti” abitanti della Valle parteciparono alla memorabile battaglia fra i Romani e Annibale (la battaglia del Trasimeno) nel 217 A.C., anche se non è da escludere che qualche scontro diversivo abbia avuto teatro nella Valle. Bisogna considerare anche il fatto che una parte dell’esercito romano proveniva dall’Adriatico ed è probabile che per raggiungere il lago Trasimeno sia passato di qui. Oltre alla presenza dei Romani ci sono testimonianze di collegamenti con stanziamenti e possessi risalenti all’epoca etrusca.Intorno all’anno mille fu fondata a Petroio (vicino Siena) un abbazia benedettina dedicata a S. Maria e a S. Egidio e sembra spettare ai suoi monaci il merito di aver dato il via alla valorizzazione agricola della Val di Pierle, anche se non esiste documento che confermi che questi monaci benedettini si installarono nella Valle. E’ comunque molto probabile che intorno a quell’ epoca alle pendici dei monti che circondano la Valle , dove la strada che collega Cortona all”Alta Valle del Tevere si biforca in direzione Perugia, nascesse un luogo dove scambiarsi le cose. Questa è la spiegazione dell’origine del nome Mercatale ovvero luogo dove si svolge il mercato. Il Castello di Pierle esisteva dal X secolo, ma non si sa da chi e quando fu costruito e , come la Valle, appartenne ai Marchesi di Santa Maria (antenati dei Marchesi di Sorbello proprietari dell’omonimo castello) fino al XIII secolo quando Cortona riuscì a sottometterli e da allora il destino di tutta la Valle fu legato a quello della vicina città. Nei primi anni del 1300 l’ Imperatore Arrigo VII si illuse di pacificare l’Italia sottoponendola all’ Impero Tedesco, ma era un sognatore squattrinato e forte solo dell’ incoronazione papale. Nell’affannoso sforzo di trovare i soldi per pagare i suoi sodati tedeschi e le truppe mercenarie italiane che dovevano permettergli di battere gli avversari, egli distribuiva diplomi. I cortonesi approfittarono del suo passaggio per giurargli fedeltà in quanto pensavano di aver trovato l’ uomo che li avrebbe liberati dalle pretese di Arezzo. Il 4 Settembre del 1321 l’Imperatore salutò i cortonesi dall’ alto delle scale del Comune “intascandosi” mille fiorini che erano riusciti a trovare per lui. Pochi mesi dopo egli morì di indigestione a Buunconvento e i cortonesi, come tutti gli altri che avevano puntato su di lui, restarono con un pugno di mosche. Aveva sì liberato i cortonesi dalle pretese di Arezzo, ma la sua prematura morte rendeva aleatori i decreti che l’imperatore aveva emanato. In più seppero di essere stati giocati dall’astuto Imperatore dato che all’indomani della partenza da Cortona egli aveva restituito il Castello di Pierle ai Marchesi di Santa Maria, ai quali erano da poco riusciti a toglierlo. Pochi anni dopo verso la metà del XIV secolo la sorte del castello fu nuovamente discussa dato che Giovanni Visconti, Signore di Milano, tentò di imporre la propria sovranità sull’Italia centrale. Tipo deciso e intraprendente fu sul punto di realizzare l’ambizioso progetto in quanto aveva soldi a sufficienza per pagare i più bravi capitani di ventura. Gli eserciti al suo servizio da prima conquistarono Bologna e la Romagna e poi, con l’aiuto di un’accorta azione diplomatica che spianò la strada coagulando alleati un po’ ovunque da Pisa al Casentino, dalla Valle del Tevere a Perugia, scesero verso sud arrivando nella Val di Pierle che era, ed è, uno dei passaggi obbligati tra la Toscana e l’ Umbria. Il sogno dei Visconti fu però infranto dai fiorentini che lo costrinsero alla resa durante la battaglia di Sarzana il 31 Marzo del 1353, poco dopo la vendita del Castello di Pierle da parte dei Visconti alla famiglia Oddi di Perugia. Come abbiamo detto correva l’anno 1353: la Francia era martoriata dalla Guerra dei Cent’anni, il cardinale Albornoz restituiva alla chiesa i possedimenti romagnoli a fil di spada, Cola di Rienzo farneticava a Roma sognando l’antica repubblica, la peste dilagava a milioni di persone morivano a causa della “morte nera”; Giotto è morto da pochi anni, l’Orcagna sta lavorando a Firenze; Dante è spirato da un trentennio, il cinquantenne Petrarca si trova a Milano e Giovanni Boccaccio di anni ne ha soltanto quaranta e sta pensando di scrivere il Decamerone.

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